Friuli V G, Notav-Nogoii, Veneto

Ultima tappa: Portogruaro, S.Giorgio di Nogaro, Bagnaria Arsa

In bicicletta, si sa, si viaggia ad una velocità umana, che Ivan Illich indicava nei 25 km/h max, e anche i reportage sono lenti: le giornate sono sempre piene di incontri, imprevisti, perciò è difficile rispettare i tempi che la scrittura di un reportage impone.

Perdonateci dunque se la scrittura non è in linea con la pedalata. Oltre tutto, quando fa caldo come nei giorni scorsi la concentrazione va e viene e la stanchezza si fa sentire di più.

Come la mattina del 16 luglio, ultima tappa della biciclettata No Tav. Continua a leggere

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Notizie dai territori, Piemonte

I Partigiani di Maffiotto

Maffiotto, Condove – 23 maggio 2015.
Dopo 71 anni si ricordano i caduti partigiani e civili per mano dei nazifascisti.
Era l’inverno del 1944 e nella borgata a oltre mille metri di altezza si nascondevano tra le case e le stalle dei contadini piccoli gruppi di partigiani, che tentavano di sfuggire alle rappresaglie tedesche.
Erano Luigi Meneghetti, Antonino Romeo, Canio Cervellino, Giacomo Scaramuzzino, partigiani della 114a Brigata Garibaldi; Pietro Vayr, Ferdinando Gioberto, Mario Nurisso, Modesto e Stefano Guglielmetto, Eugenio Bar, vittime civili.
Dalla primavera del ’44 all’aprile del ’45 fu un susseguirsi di morti, fughe, sabotaggi, sulle montagne della Valsusa.

A vederla oggi la borgata semivuota e quasi abbandonata, sembraDSCN5119 quasi di rivivere quei momenti di settanta anni fa: si vede la scuola, dove perse la vita Meneghetti, muri cadenti, qualche casetta ristrutturata e forse abitata, l’insegna che resiste  al tempo che passa della Cantina dei Calzolai, l’osteria del borgo, l’immagine di una madonna invecchiata tra le crepe di un muro e accompagnata da caratteri in cirillico, segno del passaggio di truppe sovietiche amiche; e in fondo al paesello, all’ombra, il cimitero, dove solo alcuni dei morti di guerra furono seppelliti, grazie all’attenzione del prevosto, o preire, come si dice in patois.

Nella piazza del vecchio paese lo sguardo cade sulla lapide con i nomi dei caduti e poi si perde tra le montagne intorno, che sembrano rinnovare l’eco di quei giorni pieni di disperazione e di un coraggio, di cui forse è rimasto qualcosa ancora oggi. Oggi, quando si scopre che in questa ed altre borgate di montagna ogni tanto si scorge una luce accesa e un camino di nuovo fumante. Quello di giovani famigliole che scelgono di salire sui monti, di affrontare in parte le difficoltà di vita dei loro nonni, spinti da questa ingombrante e storica eredità partigiana, che oggi si è incarnata nella lotta contro il Tav. In un territorio che è stato ed è resistente.

A commemorare i morti del ’44, a Maffiotto sabato 23 c’erano, come tutti gli anni, i rappresentanti dell’ANPI di Bruzolo e Condove Caprie, i sindaci di Caprie, Bruzolo e Condove, gestite tutte da giovani amministratori, e persino una insolita delegazione dei Carabinieri di Asolo, Treviso, che hanno ricordato il loro conterraneo e compagno di divisa Meneghetti.

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Noi, da novelli condovesi, eravamo in compagnia di Tullio e Patrizia, cari amici marchigiani e organizzatori della Staffetta della Memoria lungo la linea gotica. E mentre salivamo nel vortice dei tornanti verso Maffiotto ci chiedevamo, ugualmente come quando siamo stati a Vinca -Lunigiana-, perché. Perché salire fin qui per uccidere.

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Ciclofficina delle idee, Piemonte

#AlpinismoMolotov al corteo #NoTav. Un récit de descente

Oggi i bikepartisans vanno a piedi! Segnaliamo con piacere il primo récit di Alpinismo Molotov con la partecipazione di #2RR.
Un post collettivo, che permette di raccontare la recente manifestazione No Tav con una molteplicità di punti di vista, ahinoi, inedita per Torino.


Il 21 febbraio scorso, alla manifestazione No Tav di Torino, c’era una nutrita delegazione di alpinisti molotov. Alcuni di loro (2 ruote di resistenza, Alberto Di Monte, Corrado Gioannini, Filippo SottileLuigi Suppo, Roberto Gastaldo, Simone Scaffidi Lallaro) hanno scritto le loro sensazioni e i loro ricordi. Ne è venuto fuori questo anomalo récit d’ascension, anzi de descente. Le foto sono di Luca Perino.

 

Partenza: piazza Statuto, Torino, 255 mslm
Arrivo: piazza Castello, Torino, 252 mslm
Distanza: 1,4 km
Dislivello: – 3 metri
Tempo di percorrenza: 2 ore circa…


Continua su: http://www.alpinismomolotov.org/wordpress/?p=361

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Piemonte

Dalla Langa alla Valsusa, tra nocciole canapa e trenini

Scrivere del viaggio #2RR ci permette di rivivere l’esperienza andando a ripescare nelle memorie, ahimè sempre più lontane, ma urge fare una pedalata all’indietro perché, come ogni viaggio, anche questo è cominciato prima di partire.

In una sera di aprile, quando il percorso si era già sedimentato nella nostra testa, incontriamo Roberta Ferraris, ospite di Aspettando il festival di Camminare lentamente, rassegna organizzata a Moncalieri all’interno del Salone Off.

Confessiamo di esserci andati apposta per incontrarla: avevamo già letto il suo simpatico libretto Vado a vivere in campagna ed eravamo curiosi di visitare la sua cascina di Paroldo, in Alta Langa, dove vive da più di dodici anni. Continua a leggere

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Ciclofficina delle idee, Piemonte

#DiarioDiZona, altre due ruote di Resistenza!

Se l’incontro con Pietro Perotti ci ha dato modo di rinfrescarci la memoria sul modello tradizionale di lavoro nella nostra città, visitando nientemeno che l’elefante Fiat, la recente pubblicazione di Diario di zona di Luigi “Yamunin” Chiarella (ed. Alegre/Quinto Tipo) ci offre l’occasione di dire due parole sul modello del lavoro oggi.

Anche perché in entrambi i casi è di Torino che si parla.

Una Torino che negli anni ’70 assisteva stupefatta alla calata degli operai in tuta e bidoni provenienti da un altro pianeta, e alla fine qualcosa capiva. E ora? Ora, accecata dal crollo di un sistema, si aggira impazzita nella spirale eventi-cemento. Vive di grandi eventi (soprattutto supposti tali) per incapacità di immaginarsi una normalità, una quotidianità, di ammettere il fallimento di un folle sogno e di trovare il coraggio di voltare pagina. Continua a leggere

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Lazio, Viaggio 2014

1-3 Luglio: da Spoleto a Magliano Sabina

La permanenza di #2RR in terra umbra è breve e già si è conclusa: recuperati bici e bagagli, dobbiamo prendere un altro treno se vogliamo arrivare a Magliano Sabina entro stasera. Optiamo per la tratta ferroviaria Spoleto-Narni, dopodiché ci rimarranno solo 26 km.

Se non si ha il tempo di esplorare il centro medievale della patria del Gattamelata, ci si può consolare costeggiando il fiume Nera lungo un itinerario ciclopedonale ricavato dalla ex-ferrovia Roma-Ancona. La strada che segue è la Statale 3ter Tiberina, fortunatamente non trafficata come si poteva temere. Accusiamo la fatica di non avere pedalato regolarmente negli ultimi giorni (e anche il mojito alla canapa non aiuta!): i saliscendi sono un po’ bruschi per chi non ha avuto occasione di scaldarsi prima e spezzano spesso il fiato. Continua a leggere

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Piemonte, Umbria, Viaggio 2014

1° Luglio: Sant’Anatolia di Narco, Museo della Canapa

Prima di inforcare le bici e partire, ricorderanno i lettori più fedeli, abbiamo fatto alcuni “pre-viaggi” d’assaggio. Un po’ per testare mezzi e gambe, un po’ per raccogliere spunti da approfondire in seguito.

La Valle di Susa, protagonista suo malgrado del modello delle Grandi Opere, è stata la nostra prima meta. Non soltanto per avere indicato la via a quelli che Matteo Renzi chiama poco rispettosamente “i comitatini” a difesa dell’ambiente e contro le spese inutili (e sospette) delle grandi infrastrutture. Ma per avere anche intuito, e portato avanti, quello che può essere un autentico nuovo modello di sviluppo, utile all’intero Paese.

Sistematicamente dipinta come un covo di terroristi, enclave di montanari retrogradi e ignoranti, la Valsusa è da sempre una valle di transito, perciò culturalmente aperta, eterogenea: non esiste “un” abito tipico, un ballo tipico, un piatto tipico “della Valle”. Nel suo territorio di straordinaria diversità convivono pianura e alta montagna, un lato al sole e un lato all’ombra, si parla italiano, occitano, francese e piemontese; è incessante l’accoglienza, la disponibilità, l’apertura. Continua a leggere

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